L’indiscussa regina del male (mediatico). Per l’anno nuovo confido nel popolare adagio “chi si loda s’imbroda”, auspicando che dopo aver raggiunto l’apice della tracotanza (
qui), arrivi il fisiologico, inesorabile declino. Il prima possibile, spero : mi sembra di sentirla di notte, quella povera Birkin che piange invocando pietà.
#L’invasione dei cloni insalatari cap. 1.
L’espressione da porno-hardcore is the new black.
# L’invasione dei cloni insalatari cap. 2.
All’autoscontro, in piena festa patronale, ricordo di aver visto mise più raffinate. Ed erano i tempi di Ginger Spice, dei Miss Sixty a zampa e delle Fornarina, non aggiungo altro.
“Perdonala, perché non sa quello che fa”. O non sa l’inglese: non trovo altra giustificazione allo sfoggio di una simile t-shirt.
Essendo io portatrice sana (e consapevole) di gamba sequoiaforme, non la potrei mai biasimare per quello, sia mai. Però, ecco, l’anfibio borchiato non aiuta. Il pellicciotto stile tappeto-di-casa-Ferragni sulle spalle, neanche.
Quanto alla mia borsa, la mia amica Francesca ne sfoggiava una simile*, fatta da lei riciclando i Levi’s del suo babbo. Ma oltre alla borsa la mia amica Francesca si faceva in casa anche la tinta ai capelli e la manicure con gli Uniposca: medita Lauretta, medita.
(* NB: Ed erano sempre i tempi in cui si andava all’autoscontro –vd. sopra) .
Una recentissima scoperta: Zagù è il suo soprannome (nome d’arte?) dalla crasi di Zara + Gucci, in realtà si chiama Valentina Coco (anche se inizialmente il corsivo dell’elegante header mi aveva tratto in inganno, e nell’erroneo patronimico CAco ero già malignamente pronta a ravvisare il celebre nomen omen..).
Vive a Pavia.
Giacchè sono solo invidiosissima della sua collaborescion con il NOTO brand Zuiki, giuro che se la sorprendo durante uno shooting così tra i bambini che affollano il parco del Castello, allerto la Buon costume.