Chi mi conosce sa che sono distaccata e diffidente per natura: ci vogliono tempo e pazienza, prima di lasciarmi avvincere da persone, sentimenti, situazioni, parole. Gli amici più cari sono sempre stati quelli che all’inizio ho guardato con snobismo e sospetto. Mi sono piaciuti ragazzi che sui primis suscitavano le più forti antipatie. Talvolta mi accade anche con i libri: Il Maestro e Margherita è rimasto in cima alla pila sul comodino per mesi, sballottato di borsa in borsa, di treno in treno sulla tratta Domodossola-Pavia, ma senza che riuscissi effettivamente a progredire e lasciarmi coinvolgere nella lettura. Arenata nei capitoli centrali, non più di due pagine lette svogliatamente. Poi, in un pomeriggio di sole e piedi nudi nel parco, è arrivato il capitolo che ha cambiato tutto.
Oh numi! Di che cosa, dunque, aveva bisogno quella donna?
Ed è stata identificazione, totale ed assoluta. Io come Margherita Nikolaevna, con una vita precisa e una domanda che scava dentro: ed ecco, di che cosa ho bisogno dunque? Che cos’ è l'ineffabile sensazione che mi prende agli occhi e al cuore in certi luminosi frammenti di questa primavera, ossimorica dell’ossimoro più estremo, sempre sospesa, perennemente, faticosamente, in bilico tra le lacrime e il sorriso, tra domande che non trovano risposta e la pace assoluta del cielo turchese di aprile, osservato a testa in giù, da una coperta a scacchi buttata su un prato di trifogli.
Ci ho messo giorni e settimane per scavare nel groviglio di sentimenti e pensieri che mi avviluppa la mente e la risposta era lì, parole stampate su fogli stroppicciati dai troppi maneggi invano. Ho bisogno di sentire il tepore dei raggi del sole mentre esco di casa al mattino, di scuotere i capelli al vento, di perdermi leggendo le Stanze del Poliziano, di camminare scalza sull’erba annusando a pieni polmoni l’odore della terra e dei fiori, di chiacchiere occhi verdi dentro occhi verdi, di perdere squisitamente pomeriggi interi per giocare con un cane o uscendo con le mie più care amiche per un caffè delle quattro diventato aperitivo e cena.
Vado compiendo gesti nuovi, risposte concrete a bisogni ancestrali. Sul ponte, ogni mattina, striscio la mano per sentire la pietra ruvida sotto le dita; ho comprato un ardito abito verde smeraldo e un blazer cipria; butto la testa all'indietro per meglio vagare tra le stelle; vado a correre e poi contraggo la pancia e le gambe perché ho bisogno di provare i muscoli, quasi che mi proteggano dalle fragilità. Ho scoperto di voler parimenti combattere, ma anche arrendermi, poi sorridere.
Di che cosa aveva bisogno quella donna nei cui occhi ardeva sempre un incomprensibile focherello?Ho conosciuto la morte e adesso mi sento la piccola strega adornata di mimosa, con quel bisogno che mi piace chiamare fame. Di volare via, di amare.
Vado compiendo gesti nuovi, risposte concrete a bisogni ancestrali. Sul ponte, ogni mattina, striscio la mano per sentire la pietra ruvida sotto le dita; ho comprato un ardito abito verde smeraldo e un blazer cipria; butto la testa all'indietro per meglio vagare tra le stelle; vado a correre e poi contraggo la pancia e le gambe perché ho bisogno di provare i muscoli, quasi che mi proteggano dalle fragilità. Ho scoperto di voler parimenti combattere, ma anche arrendermi, poi sorridere.
Di che cosa aveva bisogno quella donna nei cui occhi ardeva sempre un incomprensibile focherello?Ho conosciuto la morte e adesso mi sento la piccola strega adornata di mimosa, con quel bisogno che mi piace chiamare fame. Di volare via, di amare.
Fame di vita, vorace.
Ciao amica!
RispondiEliminaBel romanzo Il maestro e Margherita, anche se confesso che anche io ho rischiato più volte di perdermi ed abbandonarlo.
Visto che stavo per augurarti buone feste ti augurerò di più: tanti raggi di sole, erba e vento... tanti pomeriggi oziosi di chiacchiere... tanti cani con cui giocare e tanti altri abiti arditi di ogni colore.
E' bello accorgersi di aver bisogno semplicemente di tutte le piccole cose di cui è fatta la vita.
Un bacione tesora :-***
oh cara, ho fatto anche io non poca fatica a superare la prima parte: poi, dal XIX cap è stato amore :-D
RispondiEliminaGrazie mille per gli auguri, pensa che durante la scorsa, incasinatissima settimana io e le mie amiche abbiamo ricevuto in affidamento temporaneo una deliziosa cagnolina che ha riempito le nostre giornate di allegria e adesso voglio assolutamente un cane!
Tesoro... che bello spronarti a leggere uno dei romanzi che ho letto almeno venti volte -e non è uno scherzo, sono abitudinaria ed ossessiva sopratutto nelle mie letture- per vederlo declinato in maniera memorabile da te. Non riesco ad essere che terribilmente egoista nei miei intenti.
RispondiEliminaTi lovvo.
Ho scoperto il tuo blog un po' per caso, ed adesso ci rimango...passa da me quando ti va
RispondiElimina@ Torque: è stata dura ma direi che ora Bulgakov entra in pieno nella top ten! I capitoli del ballo di satana, di Nisa e Giuda e quello finale sono davvero tra i più belli che abbia mai letto. Sono contenta che approvi la mia "declinazione" forse un po' troppo personale e contingente..
RispondiEliminaLove u 2 mai folleuer!
@ Cenere e terra: Benvenuto! Vengo molto volentieri a farti visita :-D
Grazie per essere passata per il mio blog,sei la benvenuta!:)
RispondiEliminaIl Maestro e Margherita è uno scrigno pieno di mille segreti e storie e quella frase ci ha sbloccati tutti dall'empasse delle prime pagine ;)
oddio quel romanzo lo lessi in terza media! ovviamente mi procurò incubi ! l ho ripreso poi anni dopo con maggiore soddisfazione!!
RispondiEliminaKami
http://kamila-peppermind.blogspot.com/
@ lily: mi piace molto il tuo blog! A presto :-D
RispondiElimina@ Kami: per fortuna! ah, dimenticavo,benvenuta!